Testi - Le origini

Siamo noi

Un altro giorno è passato, un’altra storia è finita
e noi qui a camminare.
C’è tanta voglia di andare, ma senza di te
che senso ha la vita, il mondo.
Ti chiedi a volte cosa sia l’indifferenza della gente
il buio di questi tempi.
Ti viene voglia di scappare, ma dentro di te
qualcuno c’è che dice “rimani”…
Siamo noi che non vogliamo esser soli,
siamo noi che senza te non partiremo.
Sei tu per noi il vero amico che vale
e noi con te un solo mondo.
Siamo noi che non vogliamo esser soli,
siamo noi che senza te non partiremo.
Sei tu per noi il vero amico che vale
e noi con te un solo mondo.
Da tanto tempo non parliamo del più o del meno e di noi
distratti da tanto fumo.
Sarebbe molto bello sai, trovare in te
la nostalgia per dire “ritorno”.
Ciò che importa non è tanto avere i soldi o gli occhi azzurri
ma uno che ti risponda.
E se rimani chiuso in te non troverai mai
chi come noi ti dice “andiamo”.
Siamo noi che non vogliamo esser soli,
siamo noi che senza te non partiremo.
Sei tu per noi il vero amico che vale
e noi con te un solo mondo.

Testi - Le origini

Non mi basta

Non mi basta la vita che mi spetta
voglio anche avere quella tua.
Per salire più in alto di ogni trono
e gridare più forte di un padrone.
Ho una casa e voglio un castello
ho una donna ma poi non mi basta.
Voglio avere un amico come schiavo
e magari rubare la sua vita.
Io dissi sì, m’innamorai di questo male immortale
senz’amare
per cercare un’altra vita, forse migliore di questa,
ormai già vissuta.
E dopo un po’ mi ritrovai ad accettare un ricatto
dopo l’altro
per tornare vivo a casa senza sapere davvero
di esserlo mai.
E per un po’ mi ritrovai a vaneggiare tra le spine
di un pallore
di una vita che t’invita da assaggiare il dolore
per l’ultima volta.
E mai più ritornerò a camminare sulla strada
della luce
troppo tardi ho capito che chi troppo ha avuto
per sempre è perduto.

Testi - Le origini

Che vita

Uno scalpitio scolpito manda questo mondo al bando,
l’uomo dal fucile facile è tornato intronato.
Un tuo no è come un tuono, un suo no non è un suono,
è un anno di malanni, troppo sforzo per lo sfarzo.
Dio disse sì a te, disse siate sempre buoni,
oh Dio mio odio tutti, questa vita e questi vati.
Un infermo nell’inferno lento come questo vento
se ne sta col lago in gola e non sale senza sole.
Perdere per dare
perdere per donare
un po’ di te.
Un avaro avere vuole anche il soldo del soldato,
come un gallo resta a galla dentro il fosso dei fessi.
C’è chi evita la vita e la pace non gli piace,
c’è chi spera e chi spara, voi sparite e non sperate.
Questa paglia non si piglia e la trave non si trova,
questo trono non è un treno, ma una vanità svanita.
C’è un fungo in questo fango, è un chiodo che ci chiude,
è un carro che non corre come un tram al tramonto.
Perdere per dare
perdere perdonare
un po’ per te.

Testi - Le origini

Vivere

Non importa che colore ha
il vestito la felicita’
non chiamare le chimere mai
troppi torti non ci vanno giu’
quanto rumore il malumore.
C’e’ chi piange sotto l’omerta’
C’e’ chi punge con la crudelta’
non distrutti ma distratti si’
senza voglia di riprendersi
piedi in alto e la testa giu’
lo spaccone sai non spacca piu’
ogni momento e’ un lamento.
Vivere anche ad occhi chiusi, vivere senza brontolare
vivere tristi e un po’ delusi, vivere senza ricattare
vivere vivere vivere
non importa perche’ e nemmeno con chi ma
vivere come un eremita, vivere per poter gridare
vivere come una cometa, vivere per dimenticare
vivere vivere.
Questa fine il suo fine avra’
nuova vita senza novita’
troppo intenti per intendersi
gia’ contenti di contendersi
C’e’ chi perde la semplicita’
chi disdegna ogni dignita’
senza sapere cos’e’ il sapore.
Tanti tonti chi li tentera’
gli svogliati chi li svegliera’
quanta fame per il fumo tuo
quante sete per la seta sua
chi sta bene pace non si da’
e borbotta contro chi non ha
Vivere con le mani aperte, vivere sotto le coperte
vivere stanchi e senza fiato, vivere solo e abbandonato
vivere vivere vivere
non importa con che ma soltanto per chi e
vivere anche aspettare, vivere e poi raccontare
vivere vecchi e rimbambiti, vivere desti ed incalliti
vivere vivere.

Testi - Le origini

E’ finito

E’ finito tutto, era solo un sogno
incontrarti sempre, da quella volta che
tu mi hai parlato un po’ di te,
di me che cosa sara’
se poi un giorno o l’altro te ne vai?
E ti ho rivista, forse un po’ distratta
e non ti accorgi che sto soffrendo io
che stai ridendo tu di me,
di te che cosa sara’
e chi ti seguira’ in questa vita?
E cosi’ e’ finita questa favola
amara nostalgia, come un fremito malinconico
che non ho provato mai
ma in fondo ho scoperto che la vita e’ tutto un sogno
ed e’ gia’ realizzato.
Ora si fa sera e tu sei partita
e mi lasci solo con quel ricordo che
mi fa tremare sai, perche’
con te il mondo e’ piu’ bello
tu mi stai lasciando piano piano.
Che cosa e’ stato quel tuo sorriso
con gli occhi dolci che si abbandonano
e si riflettono in me
stasera la vita si ferma
se non torni presto che faro?
E cosi’ e’ finita questa favola
amara nostalgia, come un fremito malinconico
che non ho provato mai
ma in fondo ho scoperto che la vita e’ tutto un sogno
ed e’ gia’ realizzato.
A questo punto mi sono arreso
non mi rispondi, dolce bambina no
non biasimarmi se da te
verro’, anche solo nel sogno
a dirti che pian piano moriro’.
E’ finito tutto, e’ stato bello
questa mattina alzarmi e dire che
qualcuno pensa a me, sei tu
lo so, m’illudo ancora
tanto io mi sveglio e tutto cade…
E cosi’ e’ finita questa favola
amara nostalgia, come un fremito malinconico
che non ho provato mai
ma in fondo ho scoperto che la vita e’ tutto un sogno
ed e’ gia’ realizzato.

Italia e italiani

Italia e italiani

Leggo con molto dispiacere alcuni commenti negativi nei confronti dell’Italia. E’ vero che il nostro Paese sta attraversando un periodo di crisi (e’ forse l’unico?), economica, politica, sociale. E’ vero che molta gente ha perso la fiducia e in tanti sono costretti ad emigrare. E’ vero che la corruzione e la criminalita’ occupano maggior parte dello spazio nei titoli dei mezzi di comunicazione e nelle pagine di cronaca.
E’ tutto vero ed e’ anche comprensibile e giustificato lamentarsi.

Pero’ trovo riduttivo, e triste, pensare che l’Italia sia solo il ritratto di una nazione da bandire o un concentrato di negativita’. E non e’ nemmeno rispettoso nei confronti dei milioni di italiani che sono onesti nella loro professione e fedeli ai loro valori.
Chi fa i sacrifici per portare avanti una famiglia, senza piegarsi e cedere alle lusinghe della disonesta’, non finisce sulle pagine dei giornali. Non dimentichiamoci le gare di solidarieta’ e generosita’ in occasione delle grandi tragedie. I caduti per la Patria. Le Forze dell’Ordine. I servizi di volontariato. Questa e’ l’Italia di cui dovremmo essere orgogliosi.

Tutto il mondo ci invidia le ricchezze che pur possedendo, spesso non apprezziamo: storia millenaria, collocazione e conformazione geografica, clima, arte, architettura, pittura, scultura, letteratura, teatro, musica, cinema, gastronomia, innovazioni scientifiche…

Abbiamo scoperto l’America.
Forse non tutti sanno che a scoprire il Canada fu proprio un italiano, Giovanni Caboto, nel 1497.

Abbiamo inventato la radio, il telefono, la pila, il motore a scoppio, il motorino, la moka, il pianoforte, il microprocessore…
Guido D’Arezzo e’ l’ideatore della moderna notazione musicale adottata in tutto il mondo. Quasi ovunque sulle partiture i segni di espressione sono in italiano. I “blue jeans” sono italiani.

In ogni campo dello scibile umano, abbiamo lasciato un segno. E poi abbiamo la nostra italianita’, nel bene e nel male, che non si puo’ spiegare a parole.

Questi nomi erano e sono italiani:

Alessandro Manzoni, Alessandro Volta, Amerigo Vespucci, Andrea Bocelli, Anna Magnani, Antonio Meucci, Antonio Vivaldi, Carla Fracci, Carlo Goldoni, Carlo Rubbia, Cesare Beccaria, Claudia Cardinale, Cristoforo Colombo, Dante Alighieri, Ennio Morricone, Enrico Fermi, Enzo Ferrari, Federico Fellini, Franco Modigliani, Galileo Galilei, Giacomo Puccini, Gianni Versace, Giordano Bruno, Giorgio Armani, Giotto, Giovanni Falcone, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mercalli, Giuseppe Verdi, Guglielmo Marconi, Leonardo Da Vinci, Luciano Pavarotti, Marcello Mastroianni, Marco Polo, Maria Montessori, Michelangelo Buonarroti, Paolo Borsellino, Raffaello, Riccardo Muti, Rita Levi Montalcini, Sandro Botticelli, Sofia Loren…

Come si fa a dimenticare e rinnegare tutto questo?

Di recente una persona si e’ rivolta a me dicendo: “Mi piace quando mi parli in italiano. Anche se non lo capisco, e’ bello sentirti parlare italiano”.

Luciano Lombardi

Italia e italiani

Ennio Morricone - Dedica

Ennio Morricone – Dedica

Dedica speciale per il Maestro

Ennio Morricone

Ennio Morricone - Dedica

 La Sua musica, puro diletto dello spirito,
va oltre ogni trattato d’armonia.
E’ luce per i momenti bui,
è compagnia per le persone sole,
è serenità per le tempeste dell’anima,
è commozione per i cuori di pietra.

Ogni Sua composizione, tra le più nobili
opere d’arte, ad ogni ascolto,
regala l’emozione di un nuovo innamoramento,
che, grazie al linguaggio di un musicista maturo,
espressione di una viva e giovane sensibilità,
infonde quel senso di stupore e ammirazione
che ogni uomo prova di fronte alla bellezza del sublime…

Maestro per antonomasia, padre di una scuola inimitabile,
benché spesso vanamente imitata,
con il coraggio di nuove intuizioni e nella
familiarità di uno stile inconfondibile.
Il brivido dei professori d’orchestra, quando fondono singoli suoni
in una vibrazione all’unisono, mirabile mosaico d’autore
o accademico contrappunto…
… la nostra fortuna, di non esser nati prima del Suo secolo.

Roma, 1997

Luciano Lombardi.

Luciano Lombardi incontro con Ennio Morricone

Ennio Morricone

Ennio Morricone e la musica

La musica del MaestroL'incontroLinksMedley

La musica del M° Ennio Morricone è uno dei più profondi segni lasciati nella nostra epoca.
Il suo nome è certamente legato e associato più frequentemente al mondo del cinema che a quello della produzione “colta” e l’enorme successo ottenuto nel primo è così rilevante che sembrerebbe eclissare il ruolo e l’importanza del secondo, tappa obbligata nel cammino artistico di un compositore.
Ciò non può sminuire il valore delle sue produzioni, che, secondo chi scrive, siano esse destinate al cinema, siano di derivazione “seria”, restano comunque capolavori.
Il Maestro ha avuto probabilmente la “fortuna” di poter usufruire di potenti mezzi di comunicazione di massa per divulgare la propria produzione, ma la sua longeva presenza sul palcoscenico musicale (cinematografico e televisivi) non è certo casuale o figlia di “raccomandazioni”.

Luciano Lombardi - Incontro con il Maestro Ennio Morricone nella sua abitazione a Roma - Luglio 2014
In tutto il mondo sono giunte le sue note. Tutti coloro che hanno accesso ai moderni mass media, si sono certamente imbattuti, almeno una volta, in qualche sua “creatura”: per radio, in TV, al cinema, vi sarà capitato di ascoltare qualcosa di affascinante, e pur ignorandone l’origine e la paternità, avrete pensato: “Che bella musica…”
Quante volte, assistendo alla proiezione di un film, sarete rimasti “distratti” dalla bellezza di una musica originale che, con la propria presenza, è riuscita a caratterizzare personaggi, luoghi, situazioni e interi generi; si pensi al western cosiddetto “all’italiana”. Proprio con quel genere di musica, che è diventato un cult, Ennio Morricone si è presentato e si è fatto conoscere. Pensate per un attimo, alla trovata (geniale, secondo me) dell’assolo di organo a canne, stile Toccata e fuga di J. S. Bach, per sottolineare la drammaticità e l’intensità emotiva del preludio a un duello tra pistoleri…
Per non parlare poi, dell’introduzione del fischio o della voce umana come puri strumenti musicali. In poche parole, stiamo parlando della musica morriconiana, un genere vero e proprio, inconfondibile e riconoscibile, il più delle volte, quando il film è iniziato e non si è avuta la possibilità di leggere i titoli di testa.
Una musica che, come si diceva, ha fatto e continua tuttora, a fare il giro del mondo. E’ un prezioso patrimonio di tutti, fa parte della nostra cultura.
Recentemente, anche il rap si è piegato davanti a questo “mostro sacro”: benché discutibile, è stata proposta una versione riveduta della leggendaria “C’era una volta il West”.
Molti concerti di gruppi rock inglesi terminano con lo stesso tema.
Tanti (innumerevoli) i premi, moltissimi i riconoscimenti e finalmente il meritato Oscar nel 2007.

Mi sono avvicinato alla sua musica agli inizi degli anni ’80, quando, più volte, incuriosito dalla bellezza di alcuni temi da film, andando a scorrere i titoli trovavo sempre la dicitura: “Musiche composte, orchestrate e dirette da Ennio Morricone”.
“Deve essere davvero in gamba”, pensavo ogni volta.
A parte la passione per i film western, ho iniziato a seguire attivamente il Maestro con “Il segreto del Sahara”, “La Piovra”, “Nuovo Cinema Paradiso” (tra i preferiti, visto che il primo amore non si scorda mai!).
Mi è sempre piaciuta l’impronta classica che emerge nelle composizioni nate come commento a un film, quindi palesemente “moderne”. Ciò è ovviamente dovuto alla indiscussa preparazione frutto di anni di studio.
Ho voluto dedicare questo piccolo spazio al “mio maestro” perché credo di essere in debito con lui per varie ragioni e perché, come ammiratore, vorrei diffondere il più possibile il suo nome e la grandezza della sua musica.
Se un’emozione può essere tradotta in un pezzo al pianoforte nato per una scena d’amore, se in una parola, questa musica è necessaria come una medicina, si dovrà corrispondere una ricompensa, almeno morale, a chi te l’ha fornita?

L’incontro

“… ci vuole coraggio, amore e fede…”

Ennio Morricone - Autografo

Ho avuto l’onore di conoscere il Maestro e il piacere di partecipare a concerti ed incontri che lo hanno visto protagonista a Roma negli anni novanta. In una circostanza gli inviai una lettera con la quale chiedevo semplicemente “consigli” su come intraprendere un eventuale percorso artistico. Mi inviò la sua risposta tramite fax, il cui messaggio più significativo è riassunto in queste brevi parole: “…ci vuole coraggio, amore e fede“…

Nel 1997, ho scritto per lui un pezzo per pianoforte, intitolato “Tema per Ennio“, con  dedica allegata. Il Maestro mi ha ringraziato delle belle parole, complimentandosi anche per il pezzo che aveva personalmente eseguito al pianoforte.

Il sogno di poterlo incontrare piu’ da vicino si e’ realizzato nel luglio del 2014, quando addirittura ho avuto l’onore e il privilegio di essere ospitato a casa sua per parlargli di alcuni progetti importanti e di un’eventuale collaborazione. Il contenuto della nostra conversazione e’ per il momento “riservato”: cio’ che invece sento di dover condividere pubblicamente e’, ancora una volta, la generosissima disponibilita’ di una personalita’ leggendaria nei confronti di uno dei suoi piu’ appassionati ammiratori.

Cosi’ come ho fatto in passato, vorrei ringraziarlo di nuovo pubblicamente per la gentilezza e per avermi permesso di realizzare un sogno inseguito da anni.

Grazie, Maestro.

Links

Suite strumentale (colonne sonore originali per Cinema e TV) di 80 minuti: medley creato da Luciano Lombardi