Un anno alla radio

Cap. XII

Come un tempo, quando la cercavo, si rifugiava dietro le solite scuse e mi trattava come l’ultimo degli esseri di cui tenesse conto. E piu’ mi consumavo per la curiosita’ di conoscere il contenuto della lettera, piu’ si ostinava a tenermi sulle spine. Non si rendeva conto che ogni volta che davo fiducia a quelle sue promesse che puntualmente non venivano mantenute, accrescevo la mia angoscia, la delusione e quel senso di amara insoddisfazione che ormai non potevo tollerare piu’.
Avrei voluto essere scortese con Lei, ma il solo pensiero che potessi farla soffrire mi freno’ in piu’ di una circostanza. Ed ogni volta che, non chiamandola, credevo di farla penare un po’, non facevo altro che aggravare il mio male.
Dopo la meta’ di aprile, finalmente riuscii a “metterla alle strette” e mi parlo’ della famosa lettera: prima ancora mi disse che non si ricordava bene del contenuto e che in fondo non aveva scritto cose importanti; infatti con tre parole mi accenno’ alcuni pensieri che aveva espresso in precedenza e che non mi giunsero nuovi. Per un attimo provai un sentimento molto simile all’odio: erano trascorsi due mesi da quando fece nascere in me quell’enorme curiosita’, mi aveva fatto penare e illudere in modo inconsulto cosi’ a lungo e alla fine, a suo dire, non era nulla di importante! In effetti aveva ragione: purtroppo ero io a considerare Lei troppo importante e trovai inconcepibile che non si ricordasse cio’ che aveva pensato di me… Rimasi con l’amarezza e le feci notare che era stata sempre strana con me; cadde dalle nuvole e capii che avevo sbagliato tutto con Lei. Certo, fu duro pensare di rassegnarmi e allontanarla pian piano dai miei pensieri: ma era l’unica via d’uscita per sperare di non soffrire ancora per i giorni futuri. Con una fredda razionalita’ mi resi conto che non mi voleva bene come piu’ volte avevo sperato: anzi, cominciai a convincermi che l’indifferenza era l’unico sentimento che riusciva a provare per me.
Avrei dovuto pensarci prima: l’affetto si dimostra nel momento del bisogno; e in tantissime circostanze avrebbe potuto essermi vicina… Invece, piu’ volte ho dovuto subire il suo rifiuto. Mi sarebbe piaciuto, qualche volta, ricevere da Lei qualche sorpresa, una cartolina, un pensiero spontaneo che mi dimostrasse un po’ d’affetto. Sarei voluto andare a trovarla, per fare una passeggiata con Lei, rivedere quegli occhi e quell’espressione del viso che tanto mi piaceva, ma non mi diede mai un’occasione; anzi, quando qualche volta glielo chiedevo io, aveva sempre un buon motivo per dire no, anche quando mi trovai nella cabina telefonica di fronte casa sua dopo aver lasciato una lettera in portineria e le proposi di scendere un attimo. E pensare che quel 7 luglio avrei potuto dire io di no… Insomma, forse avevo diritto anch’io a qualcosa in cambio. No, niente era dovuto: e poi, in una lettera le promisi che le avrei voluto bene senza aspettarmi nulla. E’ anche vero che non essendo un bel ragazzo, nonostante lo negasse (forse per compassione), chiunque avrebbe fatto a meno di rivedermi. Avevo bisogno di un po’ di forza per arrendermi e rassegnarmi definitivamente. Ormai il sogno era durato a lungo ed era ora di svegliarsi, anche se con gli occhi lucidi, per riprendere la vita di una volta, in quel torpore di malinconia e di solitudine che mi hanno sempre fatto apprezzare la bellezza e la semplicita’ delle piccole cose.
In quegli ultimi giorni di servizio mi piaceva passeggiare per il quartiere di Cinecitta’, nel tardo pomeriggio, quando la luce esterna e’ ancora sufficiente e le insegne luminose dei negozi creano un’atmosfera di meraviglia: osservavo tutti i particolari intorno a me e mi sembrava di tornare indietro di un anno, quando le stesse immagini si presentarono ai miei occhi per la prima volta. Ricordavo infatti quando, prima di iniziare il servizio, dodici mesi prima, andai ad esplorare quella zona che avrebbe fatto da scenario a tanti miei giorni. E la particolare luminosita’ delle giornate che cominciavano ad allungarsi per accogliere l’estate, mi riempiva di nostalgia. Desideravo camminare in mezzo alla gente, vedere le vetrine affollate, sentire il traffico del quartiere… Come sempre portavo con me il walkman per ascoltare le musiche che avevano fatto da colonna sonora a tanti momenti indimenticabili.
Ogni tanto qualche brivido mi percorreva la schiena. Rivedevo davanti a me, come in un film, alcune tra le piu’ belle immagini che portavo indelebilmente nei miei ricordi… La sofferenza interiore che mi accompagnava ormai da tempo, derivava dal fatto che non volevo che quella storia, iniziata in modo fiabesco, finisse nell’oblio in quella maniera; d’altra parte, dovevo pur considerare il fatto che l’eta’ di Irene la portasse a quei diversi stati d’animo nei miei confronti e che, col tempo, avrebbe potuto cambiare opinione di me. Era una situazione difficile da digerire: perche’ riuscivo ad ostinarmi ad inseguire una persona che mi trattava in quel modo se, intorno a me, tante altre mi stimavano e mi volevano veramente bene? Forse era il fascino di raggiungere cio’ che non si puo’ ottenere? Sara’ stata la sua straordinaria bellezza a folgorarmi? Ma non si puo’ stare male soltanto a causa della bellezza, credo… E’ qualcosa di inspiegabile: nonostante le numerose cose che di Lei non condividessi e non approvassi, riuscivo sempre a perdonarla e a vedere in quella ragazza la sola immagine della mia felicita’. Strano, la felicita’ mi derivava da chi mi faceva tanto soffrire… Ormai, pero’, avevo deciso di ritrovare la mia solitudine e di lasciarla per sempre nel fantastico mondo dei ricordi. Non sarebbe stato crudele, da parte mia, non cercarla: non aveva bisogno di me. Ebbi paura di un eventuale suo “ritorno” e della freddezza che in quel caso avrei assunto inevitabilmente e mio malgrado nei suoi confronti. Non sarei mai riuscito a provare astio nei suoi riguardi, ma per il mio bene sarebbe stato meglio fare del male a me stesso, chiudendo gli occhi davanti al pensiero di Lei.
Il servizio alla radio era agli sgoccioli. Quando sarebbe iniziata l’estate, ci sarebbe stato un altro “spazio dediche”? A chi avrei regalato una canzone? Chi mi avrebbe portato per mano nel mondo dei sogni? Al solo pensiero che tutto stava per finire, sentivo gli occhi umidi e un freddo insolito trapassarmi l’anima. Niente piu’ telefonate da attendere la sera e nessuna lettera da consegnare… Chissa’ se un giorno si sarebbe ricordata del mio nome.

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